L'incontro con il Sig. Forest




Il Sig. Forest è un giornalista con l'aria un po' presuntuosa, decisa e a volte fredda, ma molto in gamba. Per puro caso ci incontrammo un giorno sulla metro. Ero seduto e con me avevo alcune foto di gente che avevo scattato qualche settimana fa. Fissavo quelle foto tanto da entrarci dentro, senza sapere cosa stesse succedendo accanto a me.
Quando mi alzai per scendere, mi accorsi di aver dimenticato una foto sul sedile. Lui, che era accanto a me, mi portò la foto fino all’uscita della metro. La foto ritraeva una donna -una mamma, per l'esattezza (o, almeno, quello era il ruolo che interpretava in quell’istante) - alta, con i capelli lisci e che, con le braccia aperte, aspettava il dolce e caldo abbraccio del figlio che correva verso lei a gambe levate. Dietro, il marito che sorrideva. Lui restò colpito da quella foto e la fissò attentamente. Mi disse che vedeva la felicità, senza quell'accenno di negatività attraverso cui il mondo, a volte, filtra la realtà. Rimasi zitto perché non volevo rovinare la sua interpretazione e lo lasciai vagare con quel significato, quella sensazione, quel ricordo che lentamente riaffiorava dalla sua infanzia. Disse: "La felicità artificiale non dura più di un'ora, e appartiene solo ai falliti. La felicità, quella vera, è Amore: verso la persona della nostra vita, verso un figlio, verso gli amici; l'amore si regala -anche se a volte spaventa-, per ricavare forza e per sopravvivere. Non possiamo permettere a noi stessi di vivere la vita da soli, senza qualcuno che ci aiuti a coglierne alcuni dettagli che, altrimenti, ci sfuggirebbero.



...madre che attende il figlio...











Pietro Inguì...

Commenti